Seconda puntata, una realizzazione pratica, anzi due.

Nella prima puntata di questa serie sulle antenne verticali collineari abbiamo visto un bel polpettone, qualcuno dirà avvelenato, di considerazioni teoriche. In questa seconda puntata la mia intenzione è quella di presentarvi due esemplari effettivamente costruiti.

Cominciamo dalla realizzazione più facile. Si tratta di una GP con sovrapposto un unico elemento collineare, messo in fase tramite una bobina. La foto dell’antenna nuda l’avete già vista nella prima puntata. Eccola adesso montata con radome e cavo e, più o meno, pronta per essere sigillata e provata in esterni.

Per il radome ho utilizzato il cavo grigio da impianti elettrici. La parte destinata alla staffa di montaggio è invece realizzata con un tubo che ha diametro interno 20mm, leggermente alesato per facilitare il passaggio del connettore N.

In dettaglio.

Notate i 4 tagli a croce che ospitano i radiali. La giunzione fra i due tubi andrà sigillata quanto meno con silicone, ma meglio ancora con resina epossidica in modo di irrobustirla. Purtroppo si tratta di un’operazione senza ritorno, motivo per cui non l’ho ancora fatta. Questa antenna infatti servirà come base per ospitare successivi segmenti collineari.

Vediamo intanto cosa ha da dire il nanoVNA a proposito di questo esemplare.

L’adattamento di impedenza è praticamente perfetto. Eppure, i più attenti lo ricorderanno, avevo affermato che l’impedenza di queste collineari sarebbe stata ben più alta di 50 ohms. E lo sarà, quando andremo ad aggiungere ulteriori segmenti, ma al momento l’antenna è costutita dalla GP e da un unico segmento collineare, quindi è stato possibile alimentarla direttamente.

Eznec pronostica, per una configurazione come questa, un guadagno di quasi 5 dbi free space.

L’antenna è stata provata e ovviamente funziona, però purtroppo in questo momento sono impossibilitato a condurre test comparativi con altre antenne. Mi manca infatti il nodo di riferimento che ho usato in passato, T79B a San Marino. Anche per questo motivo sarei veramente felice se qualcuno si prendesse la briga di replicare il progetto e testarlo adeguatamente.

E allora, continuiamo. Per prima cosa vado ad aggiungere una seconda bobina in testa all’antenna. Per la procedura di realizzazione della bobina fate riferimento alla prima puntata.

Il ROS a questo punto continua ad essere buono. Il che, se vogliamo, ci dice due cose. La prima è che una bobina in testa all’antenna può essere usata per tarare il ROS. La seconda, essendo ovviamente questa bobina in testa all’antenna uno svantaggio ai fini del guadagno, perché ci fa perdere approssimativamente 1 db,

che una bobina in testa alla fine non è una grande idea ma piuttosto una specie di trucchetto.

Aggiungiamo il secondo tratto collineare in testa alla bobina.

Adesso siamo, a risonanza, attorno ai 75 ohms. Il che è tutt’altro che inaccettabile, ma dimostra il progressivo innalzarsi della resistenza con l’aggiunta di sezioni collineari successive, come era prevedibile.

Per adesso fermiamoci qui, in attesa di verificare se il guadagno previsto

di circa 6.5 dbi è confermato dai fatti oppure no.

L’aggiunta di altre sezioni collineari alzerebbe ancora l’impedenza e costringerebbe ad adattare quanto meno con un tratto di coassiale a 75 ohms lungo un multiplo dispari di quarti d’onda. Sulle magiche proprietà del quarto d’onda magari cercherò di produrre un contributo più avanti.

D’altra parte, già così l’antenna è alta quasi 70cm, compreso quel minimo di tratto libero per la staffa. Con un terzo segmento andremmo oltre il metro, quindi si impone una pausa di riflessione. Un grazie anticipato a chi vorrà cimentarsi nella replica, come vuole il metodo scientifico.

Paolo